Nel 2005 l’Italia si era impegnata, insieme agli altri paesi del G8,
a fare in modo che entro il 2010 venisse garantito l’accesso universale alle
cure per l’AIDS.
Ad oggi l’Italia, non ha ancora effettuato il versamento della quota 2009 al
Fondo Globale per la lotta all’AIDS nonostante la promessa fatta dal
Presidente del Consiglio durante il G8 de L’Aquila di saldare la rata di 130
milioni entro il mese di agosto e di aggiungere ulteriori 20 miloni di Euro
a sostegno delle necessità del Fondo.
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efficace per far tornare alla mente gli impegni presi nella lotta contro
l’AIDS.
ActionAid:BASTA AMBIGUITA’ SULL’IMPEGNO DELL’ITALIA NELLA LOTTA ALL’HIV. Kaleeba: “Non è possibile rinegoziare ogni volta gli impegni presi
“E’ giunto il momento per l’Italia di dimostrare che fa sul serio con il Fondo Globale per l’Hiv, Tubercolosi e Malaria. Serve un impegno costante per sconfiggere la povertà, che non debba essere ogni volta rinegoziato. Chiediamo quindi al Ministro Tremonti di non fare altre promesse ma di mantenere quelle già prese dall’Italia in materia di Aiuto Pubblico allo Sviluppo”. Questo l’appello di Noerine Kaleeba, presidente internazionale di ActionAid, in risposta al Ministro Tremonti, durante il Forum Globale per la Salute in vista del G8, organizzato dall’Istituto ASPEN.
“Si è parlato molto in questi giorni del finanziamento al Fondo Globale ma né il Ministro Frattini né il Ministro Tremonti hanno spiegato come e quando avverrà il pagamento della quota italiana”, dichiara Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid. “E’ un dato di fatto che i 321 milioni di euro previsti dalla finanziaria 2009 a sostegno della cooperazione italiana sono una quantità insufficiente per far fronte agli impegni pregressi ed in particolare al reperimento dei 130 milioni di euro per il contributo annuo a favore del Fondo Globale”.
Il Fondo Globale nasce come uno strumento finanziario per sostenere progetti di elevata qualità a favore delle persone dei paesi più poveri e più colpiti dalle pandemie. “La mia lunga esperienza” prosegue Kaleeba, “mi ha insegnato che non può esserci sviluppo senza la continuità e regolarità dei progetti e senza il reale coinvolgimento dei milioni di donne e ragazze che, non dimentichiamo, rappresentano il 61% delle persone sieropositive in Africa Subsahariana, portando il peso della cura di intere comunità affette dal virus, e che non possono aspettare dei finanziamenti che forse ci saranno o forse no”.
“Il nostro governo deve prendersi la piena responsabilità delle scelte fatte in materia di aiuti allo sviluppo. A causa infatti dei tagli alla cooperazione, nel 2009 quest’ultima rischia di toccare il suo punto minimo in 20 anni. E’ dunque sempre più urgente” conclude De Ponte, “presentare, anche presso gli altri governi del G8, un piano dettagliato di finanziamento dell’accesso universale alle cure entro il 2010, e che l’Italia predisponga uno strumento legislativo ad hoc che renda certo nel lungo periodo il contributo italiano al Fondo Globale”.