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IL GOVERNO ITALIANO HA UN VUOTO DI MEMORIA E DIMENTICA I SUOI IMPEGNI.

Nel 2005 l’Italia si era impegnata, insieme agli altri paesi del G8, a fare in modo che entro il 2010 venisse garantito l’accesso universale alle cure per l’AIDS.
Ad oggi l’Italia, non ha ancora effettuato il versamento della quota 2009 al Fondo Globale per la lotta all’AIDS nonostante la promessa fatta dal Presidente del Consiglio durante il G8 de L’Aquila di saldare la rata di 130 milioni entro il mese di agosto e di aggiungere ulteriori 20 miloni di Euro a sostegno delle necessità del Fondo.
Compila il ricettario di ActionAid e prescrivi al governo la cura più efficace per far tornare alla mente gli impegni presi nella lotta contro l’AIDS.

Ricerche

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LE NOSTRE RICERCHE

ricercheGli orientamenti politici ed economici prevalenti nei paesi del Nord e le attività delle organizzazioni internazionali possono avere un impatto decisivo sulle comunità del Sud come, ad esempio, i brevetti sui farmaci antiretrovirali che rendono difficile e oneroso l’accesso alle cure per i malati di HIV/AIDS dei paesi più poveri.
ActionAid sviluppa perciò ricerche e approfondimenti, legati alle esperienze e al lavoro con i nostri partner internazionali e le comunità del Sud, per fornire al pubblico gli strumenti per comprendere le cause che determinano le condizioni di vita dei più emarginati. Ci rivolgiamo inoltre a governi e istituzioni perché siano responsabili e coerenti con gli impegni assunti verso i paesi in via di sviluppo.
I rapporti che seguono sono in ordine cronologico a partire dal più recente.


OGNI PROMESSA È DEBITO - L’ITALIA E LA LOTTA ALL’AIDS

A seguito degli impegni presi durante il G8 di Gleneagles, nel 2006 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si è impegnata per raggiungere entro il 2010 l’accesso universale a programmi di prevenzione, trattamento e cura per l’HIV/AIDS. Importanti risultati sono stati ottenuti ad oggi su questo versante, ma nuove sfide si affacciano sull’orizzonte della lotta all’AIDS, fra tutte: bassa aderenza ai trattamenti antiretrovirali da parte delle fasce più povere della popolazione dei Paesi del sud del mondo e cronica debolezza dei sistemi sanitari dei Paesi colpiti dalla pandemia.
La lotta alla pandemia e il raggiungimento del sesto Obiettivo di Sviluppo del Millennio non può prescindere quindi dalla creazione delle condizioni di un contesto che sempre più si lega alla questione dello sradicamento della povertà nei Paesi del Sud del mondo. E’ proprio in quest’ottica che l’edizione 2009 di Ogni promessa è Debito  vuole analizzare gli interventi finanziari globali e quelli italiani nella lotta all’AIDS. Il Rapporto si propone inoltre di fare al Governo Italiano una serie di raccomandazioni puntuali per trasformare le sue promesse in interventi concreti.

SCARICA IL RAPPORTO (edizione 2009)

Edizioni precedenti:

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Obiettivo 2010

Febbraio 2007 – Un piano per battere l’emergenza HIV e AIDS e per garantire l’accesso universale alle cure mediche presentato in occasione del G7 finanziario, mette in allerta contro il rischio che la più ambiziosa promessa sottoscritta dai G8 nel 2005 - garantire l’accesso universale alle cure a tutti i malati di AIDS entro il 2005 - resti lettera morta, a causa della mancanza dei fondi. Nel documento si evidenzia come, nel mondo, l’accesso alle cure per le persone sieropositive stia aumentando (1,8 milioni di persone alla fine del 2005) e che i Paesi del Sud del mondo stiano cercando di definire strategie nazionali d’intervento per sconfiggere la pandemia. Tuttavia, permangono le difficoltà di sempre a livello finanziario: 8,2 milioni di persone sieropositive non hanno ancora accesso alle terapie salvavita e si stima che, già nel 2007, mancheranno oltre 8 miliardi di dollari per finanziare tutti gli interventi necessari per combattere il virus, senza contare che le necessità finanziarie sono in continuo aumento e arriveranno a toccare i 23,2 miliardi di dollari nel 2010. Il rapporto si conclude domandando ai leader del G8 di predisporre un piano finanziario che calendarizzi i loro contributi fino al 2010, in modo da colmare il deficit.

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Chi fa da sé non fa per tre

Valutazione del coordinamento e armonizzazione dei donatori per la risposta all’hiv e aids in kenya
Dicembre 2005 – Il rapporto analizza la risposta all’epidemia di AIDS in Kenya, concentrandosi sugli interventi dei donatori. Nel corso di 5 anni la prevalenza dell’epidemia in Kenya è scesa dal 15% al 6%, grazie all’energica leadership delle autorità nazionali. Tuttavia le risorse per finanziare l’epidemia dipendono per più del 60% dai donatori. La maggior parte dei loro investimenti non passa attraverso le finanze del governo keniota, che in molti casi non è a conoscenza della totalità degli interventi in atto su tutto il territorio. L’azione dei 24 donatori spesso non è coordinata per rispondere ai bisogni nazionali dell’epidemia. Tendenzialmente ogni donatore ha costituito un proprio sistema di monitoraggio indipendente per rispondere alle priorità del donatore. Gli interventi hanno messo al centro la prevenzione ma hanno trascurato interventi di riduzione dell’impatto; si sono concretati nelle aree urbane, marginalizzando distretti rurali ben più colpiti. Il rapporto si chiude chiedendo ai donatori di finanziare la nuova strategia nazionale keniota, accettando di subordinare i loro interessi specifici all’azione dell’autorità nazionale.

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Aids changing the course

Settembre 2005 – Il rapporto analizza come i limiti d’inflazione e spesa dettati dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) ai bilanci nazionali stiano bloccando le risorse necessarie per finanziare risposte nazionali adeguate ai bisogni dell’epidemia. Attraverso l’analisi di cinque Paesi, il rapporto sottolinea come il processo di costruzione del bilancio nazionale e dei capitoli di spesa dipendano da obiettivi d’inflazione nazionale fissati in maniera del tutto arbitraria dal Fondo Monetario Internazionale. A fronte di ricette di crescita dagli effetti economici non provati ma dagli esiti sociali drammatici, il rapporto propone la sostituzione, ad esempio, di obiettivi d’inflazione con obiettivi di riduzione della povertà e misure d’aumento dell’investimento pubblico.

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Luglio 2005, capolinea gleneagles?

Luglio 2005 – Il rapporto ripercorre le tappe salienti dell’impegno dei G8 nella lotta all’epidemia di HIV e AIDS e presenta spunti di riflessione e raccomandazioni concrete per il Governo italiano prima del vertice dei G8 di luglio 2005, in Scozia.
Il rapporto spiega perché i ritardi di questi anni nel combattere l’epidemia non possano prolungarsi oltre: è necessario un nuovo percorso con tappe e azioni concrete, a partire dal 2005 e per gli anni che ci separano dalla scadenza 2015, data fissata per il raggiungimento del sesto Obiettivo del Millennio che chiede di invertire il trend dell’epidemia globale di HIV e AIDS.
Già dal 2005, “Capolinea Gleneagles?” aveva finalità di chiedere ai G8 e al Governo italiano di agire da subito, realizzando progressi misurabili nelle aree delle risorse per la lotta alla malattia - anche attraverso la cancellazione del debito dei Paesi africani dove l’AIDS rappresenta un’emergenza - e dell’accesso alle terapie e alle cure - anche promuovendo il rafforzamento della produzione locale di farmaci generici.

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Irraggiungibili

Marzo 2005 – Il rapporto raccoglie le voci di coloro che ancora restano esclusi dall’accesso alle cure e ai trattamenti per l’AIDS, nonostante l’aumento di risorse stanziate negli ultimi anni. Si denunciano i costi sociali e umani per quei gruppi per i quali il consistente, anche se ancora insufficiente, flusso di risorse non ha portato alcun beneficio. Assenza di impegno politico, ostacoli burocratici, discriminazione tra città e campagna e debolezza strutturale dei sistemi sanitari nazionali sono tra le ragioni principali che limitano l’efficacia delle risorse nel portare benefici tangibili nelle vita dei più poveri. Se da un lato vi sono difficoltà strutturali, sono state soprattutto scelte politiche recenti che hanno portato a questa esclusione. Solo sostenendo i gruppi più colpiti e vulnerabili, le risorse stanziate frutteranno importanti successi nella lotta contro l’epidemia. Il rapporto chiede a governi e Paesi donatori di coinvolgere attivamente le comunità e stanziare specificatamente risorse anche per combattere stigma e pregiudizi.

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Blocking progress

Settembre 2004 – Il documento analizza come le politiche del Fondo Monetario Internazionale (FMI) ostacolino l’impegno della comunità internazionale nella lotta contro l’AIDS. I limiti imposti dal Fondo alle spese socio-sanitarie di Paesi in Via di Sviluppo, come condizione preliminare alla concessione degli aiuti internazionali, hanno reso sempre più difficile per questi Paesi far fronte all’epidemia. I limiti di spesa che impediscono di stanziare risorse aggiuntive per il potenziamento delle strutture d’assistenza, rischiano anche di rendere inefficaci le crescenti donazioni che i Paesi donatori stanziano per fare fronte all’epidemia. Riconoscendo l’influenza determinante dei G7 sulle politiche dell’FMI, il rapporto è nato con la finalità di raccomandare ai Ministri delle Finanze dei G7 di allentare le condizioni imposte dal FMI.

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La voce delle comunitá

Luglio 2004 – Il documento, lanciato in occasione della 15sima Conferenza Internazionale sull’AIDS, raccoglie le testimonianze di persone sieropositive in Bangladesh, India, Kenya, Malawi, Nepal, Nigeria e Vietnam, delle loro famiglie e comunità. L’obiettivo è comprendere le loro speranze, le priorità e le difficoltà quotidiane. Emerge un bisogno condiviso di assistenza, intesa come assistenza sanitaria e terapie accessibili a livello locale a basso costo, assistenza psicologica e accesso al test, assistenza alimentare ed economica. ActionAid chiede che le persone sieropositive siano coinvolte nella pianificazione, nello sviluppo e nella valutazione delle politiche di assistenza e di programmazione della lotta all’ HIV/AIDS.

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Il momento di agire

Luglio 2004 – Il rapporto esprime preoccupazione per la veloce diffusione dell’epidemia di HIV/AIDS in Asia, dove in alcune zone il tasso di diffusione ha superato quello africano. Attualmente, in Asia, 7,2 milioni di persone sono sieropositive e solo nell’ultimo anno un milione di persone ha già contratto il virus. L’emergenza sanitaria di HIV/AIDS, in Asia, è anche causata dalle condizioni sociali e dalle violazioni dei diritti umani, aggravate ulteriormente con il diffondersi dell’epidemia. Il documento evidenzia la necessità di combattere la pandemia in modo integrato, non solo a livello sanitario, ma anche sociale, politico e culturale. Il rapporto chiede ai capi di governo asiatici di ascoltare i bisogni dei gruppi più vulnerabili della società, donne e lavoratori immigrati, e sollecita le istituzioni economiche internazionali, quali la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, a rispettare i diritti dei più poveri nella programmazione e dell’implementazione delle loro politiche.

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